Amiche Perdute

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Sto scrivendo alle una di notte di un venerdì di fine luglio.
Sono mezzo sbronzo, dato che ho smontato da lavoro mezz’ora fa, ho bevuto un litro di birra a stomaco vuoto e sono stanco morto.
Dato che è venerdì sera si suppone che io faccia festa, faccia qualcosa. C’è una specie di rave non troppo lontano da casa mia, ma sono solo come un cane, qua attorno parlano tutti tedesco e domani devo lavorare di nuovo, perciò rimango a casa.
Mi ingozzo di guacamole handmade e birra. E forse un Negroni.
E pensare che un tempo uscivo molto più spesso.
Alle superiori, in particolare in quarta, quando avevo 16/17 anni, avevo un gruppetto con cui uscivamo quasi tutti i venerdì sera, ci sfacevamo ammerda, e la cosa bella è che poi il giorno dopo avevamo di nuovo lezione, la mattina alle otto e mezzo.
Seguivamo le spiegazioni su Dante e la Divina Commedia in modalità zombie, con gli occhi sbarrati sul nulla e il cervello ancora impastato di droga e vodka.
Bei tempi, maledizione.
Una delle componenti fondamentali di quel gruppetto era A.
Una ragazza… particolare, oserei dire. Mezza scrittrice, mezza artista. Si era aggiunta alla nostra classe direttamente in quarta, perciò nessuno di noi la conosceva bene.
Però forte. Non saprei definirla in altro modo. Matta, eh. Strana da definire, da capire.
Ma forte, cazzo. E anche bella. Molto.
Poco dopo la fine delle superiori se ne è andata a vivere e studiare in Spagna, e lì so che ne ha combinate parecchie. Mi scrisse un messaggio bellissimo, poco prima di partire. Lo conservo ancora.
È uno di quei discorsi che non ti aspetti da una ragazza di vent’anni.
Un messaggio potente, che ogni tanto mi rileggo quando ho bisogno di rinfrancarmi.
Da lì in poi non l’ho più sentita.
Viveva in Spagna, aveva la sua vita strampalata là, e io qui in Italia.
Piano piano, non ci siamo più sentiti.
Poi, la magia.
È sparita da Internet.
È una di quelle cose che ancora non mi spiego, e di cui non so capacitarmi.
Non ha più un contatto Facebook, non ha una mail. Non ha più un blog. Non ha un sito internet. Se cerco il suo nome, mi rimanda a una sua foto dell’università spagnola che frequentava. Cercando molto più a fondo ho scoperto che, forse, ha fatto un master in un’altra università spagnola. Ma poi niente. Sparita nel nulla.
L’ultimo, vero contatto che ho avuto con lei risale a due o tre anni fa, dove la incontrai per caso mezzo sbronzo (e probabilmente anche lei) al Rex, il mio cocktail bar preferito a Firenze. Non sapevo fosse tornata in Italia, non la sentivo più da secoli. Me la sono trovata accanto al bancone, l’ho riconosciuta, saluti, baci abbracci e scambi di telefono.
Non l’ho più chiamata né sentita. Forse dovrei farlo.
È buffo, ma è quel tipo di persona di cui sento la mancanza.
Era una bella persona con cui scambiare idee, opinioni, esperienze.
Quindi, se mi leggi, scrivimi, A. Sennò lo farò io. O almeno ci proverò.

C’è invece un’altra amica a cui non proverò più a scrivere. Anche lei penso di averla perduta. È in qualche modo simile ad A.
Però è buffo come in questo caso la sua reperibilità sia completamente opposta.
A. è sparita dalla circolazione, non so nemmeno dove viva adesso.
Lei invece è su Facebook, commenta continuamente, pubblica foto, pure su Instagram.
Provo a scriverle e non mi risponde. Mai. Anche su Whatsapp. Eppure i messaggi le arrivano. O soffre del più temibile dei virus telefonico-computerico (?!), oppure non mi vuole leggere né rispondere. Propendo più per la seconda, visto che non è la prima (né la seconda, o terza, o quarta, quinta, sesta, settima…) volta che lo fa.
Non capirò mai perché.
Finché lo faceva in maniera più o meno saltuaria, riapparendo dopo un po’ di tempo e tornando a frequentarmi, la situazione era anche gestibile. Mi ha fatto male qualche volta, in vari modi, ma anche fatto bene in realtà. Mi ha aiutato a crescere, a capire tante cose. Anche con lei ho vissuto tantissime esperienze diverse. Tante sbronze. Serate sul tetto. Luci dell’alba, inchiostro sulla pelle. Graffi. Poi, complice la mia lontananza, abbiamo iniziato a sentirci e vederci meno. D’altronde, adesso abito a 1400 km di distanza da lei. È chiaro che diventa difficile vedersi, sentirsi, confrontarsi, vivere e condividere le stesse paure. Però con altre persone ci riesco ancora. Con lei no.
Sparita. Non mi risponde più, non mi scrive più. Non so più cosa faccia nella sua vita, dove sta, se sta bene o no, se ha bisogno di qualcuno con cui parlare o no.
Mi farebbe piacere, mi ha sempre fatto piacere e mi ha sempre fatto bene, in qualche modo. Come spero abbia fatto piacere a lei.
Però a quanto pare è finita. E non riesco neanche a capire il perché.
Forse in fondo non mi interessa nemmeno.
Non so nemmeno se leggerà questo post, che alla fine è anche un modo per provare a mettermi in contatto con lei.
Ma dato che mi leggono in quattro stronzi, probabilmente non se ne accorgerà nemmeno. E dato che negli ultimi mesi non si è nemmeno presa la briga di scrivermi o rispondermi, dubito che lo farà adesso.
Buffo quante persone importanti incontriamo nella nostra vita, che poi per un motivo o per un altro spariscono nel nulla.
Alcune addirittura durano un momento.

Uno sconosciuto alla fermata dell’autobus può cambiare la nostra vita in un attimo.
O una persona conosciuta fin troppo può distruggere sette anni di rapporto in un istante di “ho bisogno di fare nuove esperienze”.

 

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