L’estate è uno stato mentale

Ieri sera non ho cenato. O meglio, ho cenato con un due bicchieri di vino bianco a stomaco vuoto, mezzo pacchetto di patatine fritte e tre fette di salame. Il tutto alle due di notte, perché sono rientrato tardi da lavoro, e nonostante avessi già una cena mezza pronta, non avevo cazzi di cucinare.
Perciò ho dormito poco, almeno secondo i miei standard. Mi sono addormentato alle tre e mezzo con lo stomaco che si contorceva, e mi sono svegliato alle nove con una discreta botta. Ma niente che mezzo litro di succo e i miei venticin… ventisei anni non possano guarire. Quando sarò più vecchio magari mi darò una regolata, ma ora che posso farlo, affanculo mangiare sano e regolare. D’altronde Massimo Zanardi mangiava effettivamente solo una volta ogni due giorni.
Insomma, dopo una serata del genere, svegliarsi presto con un sole abbagliante è una medicina perfetta. Specie se vivi in Germania, dove il sole è una leggenda metropolitana.
Per coronare il tutto, ci vuole un bel giro in bici.
Ho inforcato perciò la mia fedele Bianchi e sono partito in direzione della campagna. Che ci crediate o no, poco fuori Brema è tutta campagna. Ed è una roba spettacolare. Verdissima, corroborante. Sterminata, per chilometri e chilometri, data la piattezza del paesaggio. Si alternano ogni tanto pale eoliche, vecchi magazzini, recinzioni, archeologia industriale.
Per me è un sogno. È una di quelle cose che non so spiegarmi, che mi piacciono e basta.
Recinzioni storte, staccionate di legno scortecciate, vecchi lampioni solitari immersi nel verde, capannoni abbandonati. Ruggine. Strade sterrate. Immerso nel verde, tra campi d’erba altissima, alberi e cespugli.
Pedalando a velocità folle, stordito dall’abbacinante sole di mezzogiorno, per un po’ mi sembra di essere già in estate, con quel cielo azzurro intenso e la canicola. La canicola è bellissima. Non solo è una parola stupenda, ma racconta così tanto. È quel caldo leggermente afoso, ricco di profumi e di sensazioni. Ha un odore tutto suo, una sensazione di calore che mi circonda e ha una luce che schiarisce e rende tutto un po’ più definito. Mi ricorda le città di porto, case bianche in pietra, asfalto secco e silenzio. Solitudine. Odore di mare e di vento.
Pedalo, travolto dalla canicola, dal verde e dal vento. L’ambiente è perfetto. Penso di poter vivere un Blast, forse lo sto già vivendo. L’onda d’urto di un’esplosione… sospeso per una frazione di secondo e interiormente distrutto.
Forse è questo che sto cercando, quello che sto rincorrendo in bicicletta, che provo a fare ogni volta che ho del tempo libero e uno spiraglio di sole. Cerco l’ispirazione, un’illuminazione, qualcosa che mi indichi la strada da seguire, o almeno la direzione. La cerco disperatamente e pedalo ancora più rapido, ancora più folle.
La bici e la velocità mi aiutano a focalizzare i miei pensieri. Concentrato sui pedali e su ciò che vedo davanti a me, mi si schiarisce la mente. Mi purifico, elimino scorie e metto meglio a fuoco ciò che prima era annebbiato. Ragiono molto, quando pedalo. Forse fin troppo. È per questo che pian piano, sottile e bastarda, si fa strada un’altra convinzione. Non è l’ispirazione che sto cercando. Non è la ricerca di una strada, o di un senso.
Sto scappando.
Sempre più rapido, sempre più disperato. A perdifiato. A capofitto.
All’inizio non capisco bene da cosa. Da un lavoro? Da una casa? Da una città che non sento mia? Da un futuro che non mi appartiene? Da cosa sto scappando?
La risposta a tante domande è semplice quanto devastante.
Da me stesso. Pedalo il più veloce possibile, il più disperatamente possibile, per scappare da ciò che sono, o credo di essere. Da ciò che non vorrei, essere. Ma è inutile.
Ahimé, non si può sfuggire a sé stessi. Non importa quanto lontano vado, sono sempre lì.
E poi all’improvviso, è l’ora di tornare a casa.
Il Blast, la fuga, è durato tutto un’istante.
Tra due ore entro a lavoro. Meglio non fare tardi.

Sulla via del ritorno, un vecchietto, vedendo che mi guardavo intorno disorientato, mi ha chiesto: “Tutto bene ragazzo? Ti sei perso? Sai dove sei?”
-Mi sono perso, ma è esattamente dove volevo essere.-

WP_20170527_12_02_05_Pro WP_20170527_12_08_35_Pro
Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...