Una religione d’inchiostro

 

Un foglio di carta piegato in quattro come un origami,
tre sfigati di tre diverse generazioni,
una donna che fa sempre di testa sua,
una Casa della Creatività non tanto creativa,
una lamentela politico-ideologica,
molti cocktail, qualche birra e fiumi d’inchiostro.
Apparentemente, fatti totalmente slegati tra loro.
Ma andiamo con ordine.

Maggio duemiladieci, Firenze.
I sopravvissuti del corso di fumetti Sottoilponte si ritrovano per brindare alla fine del corso e al futuro di tutti, in attesa dell’esame che potrebbe segnare per sempre la vita di uno di loro.
Una proposta molto vaga ed eterea viene fatta dal guru del corso:
“Una mostra delle vostre opere, la possibilità di farvi insultare da qualcuno che non sia il sottoscritto, il boss della Comics o il fumettistacomunista.
O forse, addirittura una performance al Festival della Creatività.
Chi vuole partecipare?”
Chiamati dalla gloria ed increduli, tutti gli aspiranti disegnatori accettano.
Dopo una settimana, la metà del gruppo ha già scordato tutto.
Ma grazie all’aiuto dei potenti mezzi informatici, la proposta viene spammata tramite mail a tutto il gruppo.
E stavolta, quattro disgraziati accettano l’onere.
L’accordo col Festival viene fatto, rimane un unico problema.
Cosa diavolo fare?!

È il momento di buttare giù idee.
I giovani e non più giovani artisti, con le menti offuscate dai fumi dell’alcool e dai fumetti dei comics, cominciano a ritrovarsi, dopo qualche difficoltà, con un rituale preciso:
ore 19 al REX. Portare sketchbook.
Così, senza la minima idea di dove sarebbe andata a parare, ma aiutata da generose dosi di aperitivi, patatine, crostini, primi piatti, birre, mojiti e cocktail, l’allegra brigata comincia a fare brainstorming.
Le serate ideologiche si affollano ben presto di probabili facce, di strane storie, di balloon formato gigante, di tele chilometriche stese dall’alto in testa a suore di clausura.
Ma non è ancora abbastanza. L’estate arriva e tutto rimane in sospeso, mentre la fatidica data si avvicina.
Finita l’estate, arriva il momento di risvegliare gli ormai sopiti neuroni afferenti con una sana dose di china e SpiritoDaArdere, il tutto versato su papiri e pergamene e pergamene e papiri.
A poche settimane dalla perfomance, finalmente viene definito un progetto.
Il Festival lo accetta entusiasta, con 600 euri di sovvenzioni complessive per materiali.
Spendendone 300 vuol dire che ne restano altrettanti per droghe, vestiti di marca e rave party.
Il progetto c’è, ed è fighissimo: dipingere a pennello dei balloon su delle tele nel cortile delle Oblate, lasciarle riempire ai passanti per qualche giorno e poi dopo disegnare i personaggi che parlano.
Rimane un dubbio: quali personaggi fare?
Ricominciano così le sedute mistiche condite con appuntamenti al REX, patatine, alcol e tanta creatività ma poca voglia di fare.
Volano idee e fogli di carta, e cominciano a delinearsi pochi ed improbabili personaggi, come il Fridacervo e la Scimminchia.
Ma non sono ancora abbastanza, e il popolo chiede spettacolo.
Il guru corre in soccorso, ed usando un antiquato metodo creativo Shaolin, vengono disegnate in Gipipen linee non finite che saranno completate a giro da altri.
Il risultato? Un memorabile esercito di idioti, mostri, folli, creature e personaggi ridicoli, ognuno con un proprio nome ed una storia da raccontare.

Il dado è tratto: la performance è pronta, i personaggi ci sono, i partecipanti anche.
E il tutto a soli due giorni dal Festival.
Non rimane che andare a festeggiare il lavoro compiuto con uno o più brindisi alcolici.
Ma incredibilmente gli allegri ed ebbri Sottopontini si diradano, e rimangono in quattro:
una donna che fa sempre di testa sua, e tre sfigati di tre diverse generazioni.
Si dirigono alla Casa della Creatività, e complici la musica squallida, i cocktail e le menti spremute creativamente, parte il dibattito.
“Casa della Creatività? È solo un posto come un altro dove andare la sera a bere ed ascoltare musica, ma se solo si volesse si potrebbe fare davvero qualcosa di grande e di creativo per i giovani!”

È il guru a rispondere saggiamente alla giovane donna.
-Il guaio è che qui le cose rimangon sempre tutte uguali.
È più facile e più comodo gestire un pub che un centro creativo per ragazzi.
In Italia non si investe sui giovani.
E poi, il problema è che a pensarla così, siamo solo noi quattro coglioni.-
Attimi di sconforto e di giramento, ma il prode sfigato di seconda generazione rompe la situazione con un piccolo origami a quattro angoli, sui quali è possibile leggere, in senso antiorario “4”, “co”, “glio”, “ni”.
Ed è qui che la giovane sbotta: “Come mai hai scritto quattro conigli?”
Matte risate, sorrisi, giramenti di capo.
E quella sensazione che ti fa capire di avere appena assistito a qualcosa di nuovo e di epocale.

È cominciata l’era dei Coglionigli.

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