Non avere paura

Dal Blog di Cosimo Lorenzo Pancini:

[Succede che ho in testa una citazione, che dice: “La paura non è un’emozione, è un difetto”. E succede che non so, sinceramente, se l’ho sentita dire da qualcuno o me la sono immaginata, o sognata. Il che imporrebbe, per paura d’una indebita appropriazione, il silenzio. E invece.]

La paura è quella cosa che stai per, e invece no.

Una cosa che impari da piccolo, in virtù del sillogismo banale che se un fuoco scotta, tutti gli altri lo faranno.
Quando diventi adolescente, poi, la paura credi di non averla più, semplicemente perché ci sei dentro fino al collo.
E se sei un giovane artista, un giovane creativo, uno che casomai vorrebbe lavorarci, con l’arte – ecco – la paura diventa il tuo peggior nemico.

Sei giovane, e hai paura del mondo, e della tua inesperienza.
Sei un creativo, ed hai paura di non esserlo abbastanza.
Vorresti fare dell’arte una professione, e hai paura di fallire.

Quando hai paura, e sei abbastanza intelligente da capirlo, la tua unica arma di difesa è l’ironia.

Diventi ironico ed autoironico, prendi in giro te stesso ed il mondo, e vai avanti.

Bella cazzata.

Tipo: quanto ci piaceva ridere pensando al modo in cui una volta eravamo stati presentati da Debora, per via del fumetto pubblicato in Francia: “Loro sono Cosimo e Alberto, due artisti quasi famosi”. Quel “quasi” ci faceva tanto ridere, ce lo ripetevamo tutte le volte che sentivamo il bisogno di vincere il sospetto orribile di non essere abbastanza bravi da avere successo. “E se sei tanto bravo, com’è che non sei ancora famoso?” – era un’altra battuta che ci piaceva tanto. Veramente tanto.

Così, lasciavamo aperta la porta alla paura, credendo d’addomesticarla con l’ironia. Pensando che effettivamente eravamo in grado di osare – sì – purché accompagnati da quella bestia instupidita dal pensiero del fallimento.
Meglio un successo piccolo ma sicuro che un futuro nebuloso e pieno di rischi.
Meglio un uovo oggi che una gallina domani, insomma.

Negli affari, allo stesso modo, ci dominava la prudenza saggia che impone di spendere mai più di quanto si prevede di guadagnare. Solo più tardi qualcuno ci avrebbe rivelato che il segreto di un imprenditore di successo sta nella capacità di dormire sui propri debiti.
E non per incoscienza.
Per mancanza di paura.

Di fronte ad un’accoppiata limoncello e birra Joe Sorren aggiunse che la paura – nel lavoro, nella creatività, nella vita – ha una sola funzione: quella di indicarci la strada giusta da seguire. Quell’idea che sembra sbagliata, quella strada che sembra deviare, quello scoglio che verrebbe voglia di fermarsi.

Quello scoglio che verrebbe di fermarsi, e invece.

E invece: oltre la paura, quell’inebriante senso di saltare nel vuoto, senza rete. In quell’ignoto dove ci aspetta – immenso – il fuoco freddo di una nuova idea.

Una nuova idea. Uscire dai propri standard, dalla propria “zona di comfort”.
Se non parli mai con gli sconosciuti, ne sarai sempre circondato.
Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai a ottenere quello che hai sempre ottenuto.
Sempre più spesso mi rendo conto che la paura altro non è che la paura dell’ignoto.
Tutto ciò che non conosciamo, ci spaventa.
È semplicemente così.
Non è riduttivo.
Dietro quella porta socchiusa, chi ci sarà? Uno zombie assetato di sangue, mentre di sottofondo una musica inquietante va crescendo? Non lo so.
Le montagne russe si romperanno a questa velocità pazzesca, e noi finiremo nel vuoto? Forse.
Mi ha detto che mi deve parlare, mi vuole mollare? Può darsi.
Incognite.
La paura, il non sapere dove siamo, ma soprattutto dove stiamo andando a parare, ci accompagna ogni giorno.
È questo il vero passaggio tra l’infanzia e l’età adulta.
Di botto, ti rendi conto che tutto ciò che non conoscevi e non potevi spiegare non poteva esser più spiegato neanche con le parole sacre della mamma.
Ad un certo punto, i tuoi tabù crescono, le domande si fanno troppe.
Ed il tuo non capire un cazzo di quello che ti circonda si fa troppo pesante, al punto che non capisci nemmeno te stesso, diventi uno sconosciuto nel tuo stesso corpo, e sei spaventato a morte.
Adolescenza, la chiamano.
Man mano che si cresce, che si diventa adulti, le paure tendono ad assottigliarsi. O così credono loro. Anzi, tu.
Alcune vanno via davvero, altre le nascondi sotto un tappeto; oppure ci sono quelle che credevi paure, e invece ora ti accorgi che ti sei fatto angosciare da niente, da minchiate; ma se ci ripensi, a quanto eri spaventato, non riesci quasi a crederci.
Ma la maggior parte rimangono.
E molte si trasformano anche.
La paura di sentirsi dire di no da quella ragazza. Perché potrebbe anche dirtelo, di no. Ma la paura del non sapere la risposta che darà è molto più forte della curiosità, e finisce che non le dici niente.
E poi, quelle che ti accompagnano sempre.
“Avrò fatto bene? Avrò fatto male?”
Chissà, se quella era la strada giusta. La scuola giusta.
La scelta sensata da fare.
Paura di sbagliare.
Paura di rendersi conto di aver buttato 5 o più anni della propria vita alle ortiche, e ritrovarsi d’improvviso spiazzati, perché quello che davvero volevamo fare non lo abbiamo capito, abbiamo studiato tutt’altro, e ora chi ce lo spiega come funziona il mondo?
Arrivare a 45 anni e svegliarsi una notte in preda all’ansia, perché “era questa la vita che volevo, che ho costruito pezzo per pezzo? Sacrificando il me presente per un ipotetico me felice futuro? E se non era questa, allora quale era? Quale, delle mille possibili?”
La scelta giusta.
Essere apprezzati dagli altri, paura di essere inadeguati, il continuo bisogno di certezze.

Paura.
Sconosciuto.

Nessuno di noi pensi di esserne immune.
La paura ci accompagna, ogni giorno.
Ed è una strenua e dura lotta tra noi e lei, loro.
Chiedersi continuamente se quello che stiamo facendo vogliamo davvero farlo, e perché.
Se tutto questo ne valga davvero la pena.
Non esiste uomo o donna che non sia accompagnato dalla paura.
Chi lo fa, non è un incosciente, non è una persona coraggiosa.
È uno stupido, o meglio, una persona che finge di non capire.
Perché è conoscere le nostre paure, imparare a dominarle, a conviverci, sapere che ci sarà sempre qualcosa di sconosciuto per noi, è questo che ci spinge a vivere.
È l’eterno dubbio, la continua ricerca di una conferma al senso delle nostre azioni.
È affrontare, ogni giorno, il rischio che ci sia qualcosa che non va, qualcosa di sbagliato.
Qualcosa che potevamo fare diversamente, e che potrebbe non esser la scelta giusta di oggi per domani, e chissà se domani sarà ancora quella giusta.
È riuscire a non farsi schiacciare dal peso di una responsabilità, che di incerto ha solo infinite strade possibili.
Imparare.

Imparare a non lasciarsi travolgere dall’onda, ma a cavalcarla.

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