Troppo tardi per le tortore

Si posano sul balcone, in due.
Sono eleganti, con quel piumaggio bianco crema, e quel cerchietto intorno al collo.
Vengono a mangiare un po’ di riso, sanno che lo troveranno tutte le mattine.
Una mattina arriveranno, e non lo troveranno più.
Sono tanti anni che vengono a mangiare il riso. Da quando sono nato, mi ricordo di averle sempre viste lì.
Eppure sono sempre timorose come fosse la prima volta.
Ed ogni tanto lo sono anch’io.
È l’ora di cena, ad un certo punto si alza, quasi senza motivo. Cammina a stento, va in camera, e torna con un braccialetto, di argento forse, non so.
“Questo è per te.”
Non so che fare. Non so che dire.
Lo prendo.
Vorrei chiederle perché, ma non lo faccio.
È bellissimo, e credo di capire.
Come quando ha dato un pacco di caffé al babbo.
Non c’erano cerimonie, non c’erano motivi per non farlo, se non ora e qui, adesso, prima che…
La casa, la sua casa, dove ha vissuto praticamente sempre.
Con tre figli e il marito.
Ora è sola, ma a farle compagnia ci sono tartarughe, tantissime tartarughe.
Le colleziona, sono dappertutto.
E poi libri.
Ha finito a malapena le elementari, ma legge.
Leggeva.
E andava al cinema, e a teatro, e
Il suo volto si illumina, quando andiamo a trovarla.
Lo vedi, lo senti.
Portiamo casino in casa, ma lei lo chiama “casino gioioso.”
È stato un buon casino.
E sorride, e il suo volto si illumina.
Senza bisogno di parole.
Mia nonna.
La guardo, e penso a com’era bella, come quella volta che in foto le chiesi chi era quell’attrice.
E penso a com’è cambiata.
Eppure è sempre lei.
Se guardo le foto, leggo il passare degli anni.
Ma rimane sempre la nonna.
Che quando andavo a trovarla, andavo a Roma, che era la casa della nonna. E pensavo “Com’è grande casa della nonna!”
E adesso la vedo camminare, circondata dalle sue tartarughe, dai suoi libri.
Dagli scaffali ricolmi di funghi e pomodori essiccati del nonno.
Ce li regala.
Si alza, incerta ma decisa, e ce li porta.
“Sono vostri.”
Perché?
Perché ora?
Glielo avrei voluto chiedere quando mi ha regalato il braccialetto.
Me ne aveva regalato uno simile, che si è rotto e ancora conservo.
Perché durante la cena ti sei alzata e sei andata a prenderlo?
In cuor mio, lo so.
Non c’è tempo, tesoro.
Voglio dartelo ora finché posso.
Voglio ricordare a te e a tutti che c’ero, ci sono stata.
Che sono stata importante.
Questi sono ricordi di me, e qualunque momento è quello giusto per darli a voi e rendervi partecipi.
Non dire mai queste due parole: “È troppo tardi.”
E ora, temo che sia davvero troppo tardi.
E tutto quello che vorrei, sarebbe di mettermi a sedere davanti a lei, con lo sketchbook, un registratore… anzi, senza niente.
I miei occhi, le mie orecchie, il mio cuore.
Sedermi davanti a lei, e dirle:

“Raccontami…”

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2 comments

  1. ..ogni volta che vedo la vecchia nonna mi vorrei sedere e parlare con lei .. e mio nonno che fanculo dove cristo é adesso..quando ci sono stati non ho saputo raccogliere le loro storie come avrei voluto..maledetti vecchi

  2. Io ho avuto solo una nonna, nonostante lei mi abbia sempre detto tutto della sua giovinezza ed io abbia trovato un suo vecchio quaderno dove aveva raccontato in poche pagine la sua vita, ci sono ancora tante cose che avrei voluto sapere, tanti tasselli del mosaico che mancano… bravo Farris, hai colto in pieno uno status che ci accomuna!

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