Entropia nell’armadio: zona adibita alla caccia concettuale

Ovvero la naturale predisposizione di ogni cosa a tendere al caos più totale.
A partire dal mio armadio.
Ho dato infatti un’occhiata al mio armadio, e ho visto l’aberrazione, la corruzione, il degrado. Sì vabbè insomma, c’è un casino totale.
Camicie appallottolate, sgualcite, pantaloni che stanno in posti in cui non dovrebbero stare e neanche esistono, magliette che non ci sono più, montagnole di vestiti che non mi ricordo più se sono puliti o no, eccetera eccetera.
E allora, per associazioni mentali tanto care a persone di elevato livello culturale e di notevole personalità, ma io preferisco ricordare l’astronomo di una vecchia puntata di South Park che partendo da sesso anale arriva a parlare di virus informatici, o qualcosa del genere, ripenso un po’ a me e a quello che sono.
O che ero, fa lo stesso.
Profonde trasformazioni sono avvenute, me ne sono accorto. Più o meno come volevo, sono arrivate poco a poco, spostando angoli di sudiciume e rendendoli opere d’arte perché si sa che anche un cumulo di spazzatura può possedere l’aura, anche se sarebbe meglio possedesse Laura. Ma sono ancora tanti gli stucchi da mettere, le pezze da cucire, le scartoffie da buttare via, sì, stavolta buttare, perché ci serve tutto e tutto si riusa e si ricicla e non esistono errori ma opportunità, ma non si può transigere alla termodinamica, e tutto tende al calore disperso e quindi al caos, e quindi qualcosa di nocivo va buttato.
Prima o poi ce la faremo, vedrai.
Pezzo per pezzo poco a poco.
Testa di cazzo.
Intanto dovrei imparare alcuni mantra utili alla mia sopravvivenza.
Ecco, ho già scordato tutti i nomi.
Cazzo.
Devo rileggerli.
“Con rammarico ma anche con speranza. Il primo Eric Sanderson.”
Ecco che i ricordi cominciano a riaffiorare. E con loro qualcun altro. Qualcos’altro.
Un pesce concettuale, un raffinato predatore.
Lo sento già, so già come funziona.
Da sempre provo a ribellarmi; anzi, da mai, perché in realtà un po’ ci provo, ma fallisco quasi sempre miseramente.
Ma ti giuro, bastardo, che non l’avrai vinta tu. Sarò io a vincere, non sarai tu a fottermi. Troverò le armi adatte, le troverò, stanne certo.
Ma l’attacco prosegue, ed ecco che da seduto i pensieri si confondono, si perdono, e tutti i buoni propositi svaniscono, scappano; la loro scia viene nascosta da un’ombra inquietante, ed ecco che la testa si fa pesante, e i pensieri cercano di diventare leggeri, non vogliono più faticare.
Ed è allora che la testa si volta, e
Dio, ma come cazzo è possibile? 15enni con tette all’aria, sedicenni col prof. BadTrip in fotoprofilo, e non sanno neanche chi cazzo è, magari. E poi non la danno, capito. Poi quelle che ma lasciamo stare, non me no, cioè per niente… vediamo di qua… solo un altro secondo…
Vaffanculo vaffanculo cazzo.
Ma piano piano, ma non troppo, ce la posso fare. Ho bisogno di cercare più a fondo e trovare i giusti agganci.
Per adesso, mi basterà il mantra di DFWCLPA.
Tutto il resto è dentro di me.
Basta saperlo trovare, come disse una volta un gabbiano bianco.
Sto scoprendo me stesso, e non vedevo l’ora. Ho ricominciato a capire chi sono, chi ero, e dove andrò.
Alla faccia tua, schifoso ittiopside.
La caccia è aperta, signori.

Testa di cazzo.

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