Sudore

Ero sull’autobus, il 2 per la precisione, di ritorno dall’università.
Niente iPod, e leggevo Dorfles.
Chissà, avessi avuto l’iPod non sarebbe successo niente…
L’autobus è semideserto, ci sono io che leggo Dorfles, l’autista e un vecchio.
Fa un caldo bestia. Presente no, quel caldo che fa in questi giorni? Ecco, quello.
Sto sudando come un matto.
Il vecchio è seduto di fronte a me. Dopo un po’ attacca.
“Caldo eh?”
– Davvero – dico io, e continuo a leggere Dorfles.
“Bella giornata, però fa caldo. Mi ricorda di quanto combattevo in Africa..”
Vai, penso, un altro vecchio che non sa con chi parlare e attacca bottone con tutti quelli che incontra. Vabbè, facciamo finta di sentire che dice.
“Perché io ho combattuto in Africa, sai. Sotto Mussolini. Non che avessi molta scelta. Però ho combattuto, e sentissi che caldo. Molto più caldo di ora. Però io sudo lo stesso, sarà perché son vecchio.”
Io ascolto ma continuo a leggere col capo chino.
“Stai sudando anche te, eh?”
Mi tocca alzare lo sguardo; non ce la faccio a non guardare la gente che mi parla.
– Sì, abbastanza. Sono uno che suda poco. –
“Hai mai pensato a quanto è importante il sudore nella nostra vita?”
– ? –
“Ma sì… il sudore è, per come la vedo io, l’anima che sprizza fuori dal nostro corpo. Altro che il sangue, è il sudore il vero simbolo della fatica e dell’agire umano.”
– In che senso, scusi? – e intanto penso questo è matto.
“Pensaci su, ogni volta che fai qualcosa, che fai qualcosa per davvero, sudi. Quando hai paura, sudi freddo. Butti fuori qualcosa, che magari è il coraggio, o forse che ne so, la roba che ti fa paura ma la paura rimane.”
– Ah. –
“Eh sì, e poi quando sei sotto il sole, anzi quando ero sotto il sole d’Africa in divisa, a dire sissignore e signorsì, e morivo dal caldo, perché la divisa è pesante e il fucile ti puoi immaginare, anche quel sudore lì rappresentava, boh, la follia della guerra? La nostra stupidità? Però sudavamo, capisci. Il sudore è importante.”
Non so che dire, e sparo un – Certo, butta fuori le tossine e tiene la pelle fresca… –
“Eh ma non è solo quello.. pensa ad un operaio che si spacca la schiena sotto il sole, solleva mattoni, appoggia mattoni, pensa quanto suda, sudano sempre gli operai. E Dio non ci ha detto all’uomo che si doveva guadagnare da vivere col sudore della propria fronte?”
Annuisco.
“E sai son tutti tipi diversi di sudore, ognuno col suo perché, eh. Il sudore degli operai, di chi lavora davvero; quello freddo che ti si appiccica alla pelle di chi ha paura, quello del caldo dolce perché ti stai abbronzando al mare in compagnia della tua donna e allora stai bene a crogiolarti lì al sole; quello afoso, duro come il calcio del fucile di noi che combattevamo; quello umido e afoso che ti fa affogare in una palestra di boxe.”
– Anch’io faccio boxe in una palestra afosissima. – dico
“Lasciami finire! Dicevo? Ah, il sudore della boxe, che ti fa affogare, ti fa scivolare, il sudore di chi combatte; e poi c’è quello di chi si ama, che quando ero giovane io… anche ora, i giovani, insomma, quando si amano, trombano; non c’è niente da fare. E magari sei in tenda, o a casa di lei, sotto le coperte, ed è estate, e fa caldo, e te sudi come un dannato, perché trombi, no, però anche quel sudore ha un odore diverso, è il suo, capisci?
E sono tutti così, tutti diversi, ognuno a tirarci fuori un po’ di anima a tutti noi, per far vedere che ce l’abbiamo, l’anima. Mi ricordo il sudore con la mia, di ragazza, era bello. Ma quello in guerra, per quanto brutto fosse da sentirsi addosso, sai proprio pesante, non lo scorderò mai…”
– Ci credo. In parte la posso capire. Sa, certe cose a me, per fortuna o per sfortuna, non sono mai capitate… –
“Beato te..”
– Però, senza offesa, non le sembrano un po’ un’esagerazione questi discorsi? Un po’ troppo assurdi ? –
“Be’ effettivamente sì. Sono un po’ da matti, da vecchio che ha voglia di parlare con qualcuno. Però sono sicuro che c’è chi magari li trova interessanti. Prova a chiedere ai tuoi amici che stanno leggendo ora il tuo blog, e ora si stupiscono perché mi sentono parlare così. E adesso che il muro che c’era tra narratore e lettore è caduto, chi può dirgli cosa è davvero è reale? Come fanno a sapere adesso se è vero che hai un incontrato un vecchio mezzo matto sull’autobus, se ti sei inventato tutto di sana pianta, se la verità è nel mezzo, né bianca né nera ma grigia? Capisci a questo punto che il mondo che hai sotto gli occhi è solo questione di prospettiva, no? Ma queste cose non interessano a quelli che leggono il tuo blog..
A che fermata scendi?”
– Alla prossima.-
“Anch’io.”

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One comment

  1. Sono sicuro del fatto che esistano “angoli” di esperienza umana, di sensazioni, per i quali non abbiamo ancora creato “la parola giusta” e che ci sono inaccessibili anche volessimo ricorrere ad una frase intera per provare a descriverli.
    Per questo accade a volte che non si riesce a trasmetterne ad altri un’emozione generata da un’esperienza diretta o da un vissuto narratoci, se non attraverso una conversazione vera e propria o un racconto vero e proprio, lungo o breve che possa essere.
    Esistono delle parole, in grado di polverizzare all’istante le infinite barriere che la nostra “società” ci fa indossare come fossero corazze necessarie a difenderci (ma a difenderci da cosa poi se non dalla vita stessa…), sono parole potenti, che traggono forza da un comune ed antico vissuto che è dentro di noi, addormentato e pronto a risvegliarsi non appena richiamato.

    Mi sa che passerò spesso a dare un’occhiata ai tuoi scritti… saluti, ARI

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