5000 chilometri al secondo? No, 5000 secondi per metro.

Ovvero, come fare due ore e un quarto di coda agli Uffizi.
Era da un po’ di tempo che mi bruciavo la domenica mattina, nel senso che o mi alzavo presto per fare roba strana oppure mi alzavo tardi per dormire.
Così, dopo un’occhiata al meteo, decido che questa è la domenica che fa per me.
Punto la sveglia alle cinque e venti.
Alle due e mezzo vado a dormire.
Cinque e venti, sveglia con musica irlandese.
Giù dal letto.
Prendo i vestiti, apro le persiane e mi affaccio sul balcone. Realizzo che è troppo buio e fa troppo freddo.
Prendo una coperta e mi addormento sul divano.
Mi risveglio a un quarto alle sette.
Luce soffusa.
Tempo perfetto.
Mi vesto, e via in bici.
Mi ero scordato quanto è bella la domenica mattina, col fresco che ti sveglia meglio di un caffè, e le strade deserte, e quella luce che sembra anche lei essersi svegliata da poco.
Direzione Anconella, vado sull’argine a godermi un panorama degno di un quadro di Monet o di un racconto di Tolkien, con una luce dorata che inonda gli alberi e l’erba verde.
Dietrofront, direzione centro.
Lungarni, mercato di Sant’Ambrogio, piazza Santa Croce, Duomo, un vicolo abbagliante col riflesso del sole sulla strada appena bagnata, un paio di testimoni di Geova che mi appioppano un volantino, piazza Repubblica.

È davvero bella la città a quest’ora, in giro ci sei solo te, qualche turista stupido, qualche turista furbo e qualche sonnambulo.
Sembra davvero di vedere la città che si stiracchia e si sveglia, e sbadigliando chiede un caffè.

Mi dirigo a questo punto agli Uffizi, ore 8.15, ora di apertura 8.15. Non troverò mica coda, a quest’ora.
Infatti sono sul Lungarno ad aspettare, tanto è lunga.
Sembra scorrere, ed invece ad entrare ci metto due ore e un quarto.
E mentre aspetto, vedo una ragazza seduta per terra che disegna la folla di gente.
Ho dietro il mio sketchbook, e mi viene di mettermi anche a me in terra a disegnare.
Poi la folla si muove e lascio perdere.
Ci rifermiamo, si è spostata anche lei e continua a disegnare.
E più avanti vedo un ragazzo che si mette a sedere e disegna i fregi architettonici delle volte.
Mica posso lasciarli soli, a questo punto.
Moleskine.
Gipipen.
Cosa disegno? Quelli che disegnano.
Attacco col ragazzo.

ragazzo arch

Passo alla ragazza.
Che ovviamente sta disegnando il ragazzo.
Si accorge di me, mi sorride. Le sorrido.
Un quadretto divertente, io che disegno lei che disegna lui che disegna i capitelli.
Se i capitelli potessero disegnare, disegnerebbero me e il cerchio sarebbe completo.
La coda continua a scorrere, e non faccio in tempo a finirla.
Mi tocca disegnarla tre volte.
Dopo un po’ non la vedo più, e allora mi metto a disegnare anch’io la folla.

Finisco, e riappare lei, che mi chiede di vedere lo sketchbook.
È francese e parla poco l’inglese, io sono italiano e parlo poco inglese e ancor meno francese.
Le piacciono i miei disegni, conosce Mœbius ma ahimé, la mostra è già finita.
Le chiedo di mostrarmi i suoi, anche se dice che non sono nulla in confronto ai miei.
Sorrido e provo a dirle che secondo me non è vero.
Apro lo sketchbook, ci sono dentro un paio di schizzi davvero belli.
La coda riparte, siamo vicini all’ingresso, le devo rendere lo sketchbook.

Mentre sono in fila, tre signore americane che mi avevano visto disegnare mi chiedono lo sketchbook, e trovano bellissimi i miei disegni, soprattutto questi ultimi fatti semplicemente con la penna.
“Look at this, he sketches this girl only whit the pen! It’s really nice!”
Ringrazio, riparte la coda per l’ultima volta e siamo finalmente dentro.

Ne valeva la pena, anche solo per Botticelli.
La ragazza francese però non l’ho più rivista…

LA turista francese francese girl3

 

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2 comments

  1. Ecco qualcosa che avrei voluto sempre fare. Ti ammiro.
    Dico alzarmi alle 7.15 di domenica, andare in bianco con le turiste è una cosa che, ai miei tempi, facevo benissimo.

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