L’estasi del divano

Da buon cazzone, non scrivevo da un po’ sul blog.

Ho avuto il mio bel da fare.

Insomma, cazzeggiare, costruire banchi ottici che non funzionano, cazzeggiare, studiare, cazzeggiare, disegnare storie che non funzionano, cazzeggiare, capire come cazzo dare ‘sti esami, sono tutte attività che richiedono tempo.

E mi ritrovo a studiare psicologia cognitiva.
E mi faccio tante domande, per esempio mi chiedo come farò a fare fotografie all’aperto visto che domani piove..
Mi chiedo come sia possibile fare quattro esami in un giorno e tre in un altro giorno, e tutti gli stessi giorni in modo che putacaso un esame ti dura più del necessario gli altri non li dai.
Mi chiedo come mai tre professori ti dicono tutti una cosa diversa, e internet ne dice un’altra ancora.
Mi chiedo come mai a questo punto ci si stupisce che ci siano tanti studenti fuori corso, e com’è possibile che io sia già fuori corso senza aver ancora dato neanche un esame.

Ma queste son quisquilie e pinzillacchere.
Vota Antonio piuttosto.

Mi verrebbe da interrogare Pensiero Profondo per chiedergli la risposta alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto, e ottenere come risposta 42, ma mi sa che non lo farò.

Penso allora che nella mia vecchia libreria ci sono libri che volevo comprare e che neanche sapevo di avere, e alcuni che non so neanche cosa siano.
Intravedo lassù un Bertrand Russel, ma non so che libro sia. Laggiù, Una Realtà Separata di Castaneda. E poi c’è roba da buttare, roba da riscoprire.
Se dovessi davvero leggere tutti i libri che mi interessano della mia libreria e vedere tutti i film che in qualche modo mi attraggono, credo che ci perderei un paio di settimane intere.
Beh, sempre meglio che farmi Calenzano in autobus andata e ritorno ogni giorno per non so quanti giorni.

Mi guardo poi intorno e noto una stanza da rimbiancare, e diosololosa come faremo… e poi impianti audio da cambiare, tv da buttare, computer da cambiare..
Vecchi libri da buttare e nuovi libri non ancora comprati.
Insomma, ordine ordine ordine.
Ma l’ordine è difficile da fare, impossibile da mantenere.
E poi, l’entropia manderà a puttane tutto il mio lavoro.

Quindi perché affaticarsi?
Meglio piuttosto dormire.
Con i Postal Service e le Porte del Sotterraneo che suonano nelle orecchie e anestetizzano la mente.
Mai sentito niente di simile.

Dormire, dormire sempre, dormire in ogni occasione. Dormire perché dormendo sognamo,

e

noi uomini viviamo solo di sogni ed emozioni

nient’altro

Dunque dormire per riposare, sognare

dimenticare

dimenticare tutto,

e forse dormire per sempre.

Dormire ovunque e comunque, in qualunque luogo e posizione.

Certo che poi è brutto svegliarsi.

Soprattutto in una sconosciuta panchina di una desolata città francese.

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2 comments

  1. chettelodico a fare, i like.
    però non dormire troppo, testa di minchia.
    questa merda di mondo ha bisogno di gente sveglia, che dormono ci son troppi, i sogni vanno difesi a occhi aperti.
    ;)

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